Repubblica delle idee confuse

La Repubblica delle idee ama concedersi il lusso della flagranza di contraddizione. Sul diritto a modificare le proprie opinioni esiste una vasta e rispettabile saggistica. Sulla capacità di sostenerne contemporaneamente due in completa opposizione l’una con l’altra, un giorno la letteratura scientifica dovrà riconoscere a Repubblica un posto d’onore. Ieri, da ultimo, il quotidiano diretto da Ezio Mauro ha pubblicato un coraggioso boxino per evidenziare la sacrosanta presa di posizione del Fondatore Eugenio Scalfari contro la campagna para golpista (a mezzo intercettazioni) cui è sottoposto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Leggi Se non sono io per me, chi lo sarà? di Giuliano Ferrara
18 AGO 20
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La Repubblica delle idee ama concedersi il lusso della flagranza di contraddizione. Sul diritto a modificare le proprie opinioni esiste una vasta e rispettabile saggistica. Sulla capacità di sostenerne contemporaneamente due in completa opposizione l’una con l’altra, un giorno la letteratura scientifica dovrà riconoscere a Repubblica un posto d’onore. Ieri, da ultimo, il quotidiano diretto da Ezio Mauro ha pubblicato un coraggioso boxino per evidenziare la sacrosanta presa di posizione del Fondatore Eugenio Scalfari contro la campagna para golpista (a mezzo intercettazioni) cui è sottoposto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Titolo: “Scalfari: irresponsabili gli attacchi a Napolitano, c’è chi prende di mira lui per far cadere Monti”. Attacco del pezzo: “Sul caso Mancino (cioè sui cascami giudiziari della vera o presunta trattativa stato-mafia, ndr) Napolitano ha fatto nient’altro che esercitare i suoi poteri e doveri”. Il Fondatore ce l’ha con Antonio Di Pietro e con coloro che cercano di monetizzare politicamente gli effetti dell’azione svolta dalla procura di Palermo, in prima fila il pm Antonio Ingroia che però Scalfari nemmeno cita (a differenza del costituzionalista Ainis, che almeno sul Corriere azzarda un timido tentativo di polemica contro le pretese di riscrittura storiografica avanzate dal potere giudiziario).
Scalfari ha ragione, ma questa sua ragione cozza fragorosamente con la rappresentazione colpevolizzante della vicenda che ogni giorno Rep. offre ai suoi lettori. E senza contare la parallela battaglia chiodata di Largo Fochetti contro una legge che limiti l’uso mediatico disinvolto delle intercettazioni (cui peraltro Rep. attinge da sempre con larghezza, al grido di “no al bavaglio!”, e via così). La contraddizione è fin troppo squillante. Ma non è un caso isolato. Sempre Scalfari, il 31 dicembre scorso, in pieno “putsch” tecnocratico, era giunto a scrivere del governo Monti che “questo governo è stato un’innovazione per il fatto stesso di esistere e di esser nato con queste modalità peraltro perfettamente costituzionali. Questa innovazione non è una rondine pellegrina ma un decisivo aggiornamento della democrazia parlamentare”. Come a dire: una sospensione del mandato popolare che al tempo stesso aggiorna la democrazia parlamentare ma – per Scalfari – è anche perfettamente costituzionale. Poi giù botte a Monti e Fornero.
Di acrobazia in acrobazia, Repubblica è pronta per tuffarsi nel mare caldo (e anche freddo) della politica: “Una lista patrocinata da Saviano, ma non solo da lui, sarebbe il valore aggiunto che può decidere queste elezioni”, diceva Scalfari il 1° giugno scorso. Ma nello stesso giorno Mauro decretava: “La lista Repubblica è semplicemente una scemenza”. La Repubblica delle idee confuse.
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